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Racconto del mio viaggio in Kenya
Quando mi chiedono: “Allora, come è andata questa vacanza?”, io non riesco a rispondere.Sono una donna abituata a viaggiare, di solito riesco a raccontare anche nei minimi dettagli cosa mi è piaciuto, cosa non mi è piaciuto, cosa ho visto e fatto, ecc.. ma su questo paese non riesco ad essere così esaustiva e dire nulla di più che “Bello, andateci”.Ho sempre sottovalutato l’Africa, non chiedetemi perché. Sarà stato per colpa dei pregiudizi, per la paura, o forseinconsciamente, sapevo che un viaggio in questo immenso continente mi avrebbe colpito il cuore.E così è stato! Improvvisamente, al mio ritorno, successe una cosa strana, che mi capita ancora in determinati momenti della mia vita. Succede così che mentre sono a lavoro, pulisco casa, guido la macchina o faccio la spesa, mi si blocchi il respiro. Non so spiegare come e perché, so solo che la mia mente viene catapultata in quelle strette stradine sperdute di Watamu. Mi sembra di risentire levoci di quei bambini che spuntano dalle frattaglie e ti corrono incontro gridando “Ciaooo” con il sorriso a 32denti. Ricordo ancora la sensazione delle bambine che mi prendevano per mano senza che me ne accorgessi e mi guardavano con tanta curiosità, toccando la mia pelle e i miei lunghi capelli. Queste immagini si sono susseguite quotidianamente durante il mio viaggio in Kenya, imprimendosi per bene nella mia mente. Rimbomba di continuo nella mia testa il loro ripetere: “Hakuna Matata”, la loro filosofia di vita, di fare tutto “pole pole” (con calma). Ricordo quando, durante il mio ultimo giorno di vacanza, uno sconosciuto del posto mi chiese: “Perché sei triste?” e alla mia risposta: “Perché la vacanza è finita”, con semplicità, sperando di rincuorarmi, mi disse: “Meglio poco che niente”. È stato l’ennesimo colpo al cuore. E’ disarmante quando ti rendi conto che tutte le cose che per te sono normali e scontate, non lo sono per quella gente. Ti senti in difetto e ti rendi conto di quanto la tua vita sia fortunata rispetto la loro. Io ho tutto, da un punto di vista materiale, ma se parliamo di empatia loro hanno la capacità di viversi giorno dopo giorno, apprezzando anche le cose più piccole, che noi non vediamo neanche.Non ero preparata ad un viaggio in Kenya così, non mi aspettavo nulla di tutto ciò e non credevo assolutamente che questa esperienza mi avrebbe cambiata cosi tanto.Il Kenya ti spiazza, ti entra nel cuore, facendoti mettere in discussione tutti i principi su cui si basa la tua esistenza. Tutto questo grazie alla sua natura così vera, ai suoi colori, alle sue albe e ai suoi tramonti. Il sole è cosi grande laggiù che sembra di poterlo toccare e le stelle sono cosi tante che rimarresti incantata per ore a guardarle. senza renderti conto del tempo che passa. E’ un paese che può farti riflettere sulletue priorità, può farti piangere ma ti fa anche ridere tantissimo.Consiglio a tutti un viaggio in Africa. Per rivalutare se stessi, ritrovare la propria serenità d’animo, rivivere emozioni perse da tempo e soprattutto, smettere di lamentarci.Credetemi, il Mal d’Africa esiste.
Kenya
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Quando mi chiedono: “Allora, come è andata questa vacanza?”, io non riesco a rispondere.Sono una donna abituata a viaggiare, di solito riesco a raccontare anche nei minimi dettagli cosa mi è piaciuto, cosa non mi è piaciuto, cosa ho visto e fatto, ecc.. ma su questo paese non riesco ad essere così esaustiva e dire nulla di più che “Bello, andateci”.Ho sempre sottovalutato l’Africa, non chiedetemi perché. Sarà stato per colpa dei pregiudizi, per la paura, o forseinconsciamente, sapevo che un viaggio in questo immenso continente mi avrebbe colpito il cuore.E così è stato! Improvvisamente, al mio ritorno, successe una cosa strana, che mi capita ancora in determinati momenti della mia vita. Succede così che mentre sono a lavoro, pulisco casa, guido la macchina o faccio la spesa, mi si blocchi il respiro. Non so spiegare come e perché, so solo che la mia mente viene catapultata in quelle strette stradine sperdute di Watamu. Mi sembra di risentire levoci di quei bambini che spuntano dalle frattaglie e ti corrono incontro gridando “Ciaooo” con il sorriso a 32denti. Ricordo ancora la sensazione delle bambine che mi prendevano per mano senza che me ne accorgessi e mi guardavano con tanta curiosità, toccando la mia pelle e i miei lunghi capelli. Queste immagini si sono susseguite quotidianamente durante il mio viaggio in Kenya, imprimendosi per bene nella mia mente. Rimbomba di continuo nella mia testa il loro ripetere: “Hakuna Matata”, la loro filosofia di vita, di fare tutto “pole pole” (con calma). Ricordo quando, durante il mio ultimo giorno di vacanza, uno sconosciuto del posto mi chiese: “Perché sei triste?” e alla mia risposta: “Perché la vacanza è finita”, con semplicità, sperando di rincuorarmi, mi disse: “Meglio poco che niente”. È stato l’ennesimo colpo al cuore. E’ disarmante quando ti rendi conto che tutte le cose che per te sono normali e scontate, non lo sono per quella gente. Ti senti in difetto e ti rendi conto di quanto la tua vita sia fortunata rispetto la loro. Io ho tutto, da un punto di vista materiale, ma se parliamo di empatia loro hanno la capacità di viversi giorno dopo giorno, apprezzando anche le cose più piccole, che noi non vediamo neanche.Non ero preparata ad un viaggio in Kenya così, non mi aspettavo nulla di tutto ciò e non credevo assolutamente che questa esperienza mi avrebbe cambiata cosi tanto.Il Kenya ti spiazza, ti entra nel cuore, facendoti mettere in discussione tutti i principi su cui si basa la tua esistenza. Tutto questo grazie alla sua natura così vera, ai suoi colori, alle sue albe e ai suoi tramonti. Il sole è cosi grande laggiù che sembra di poterlo toccare e le stelle sono cosi tante che rimarresti incantata per ore a guardarle. senza renderti conto del tempo che passa. E’ un paese che può farti riflettere sulletue priorità, può farti piangere ma ti fa anche ridere tantissimo.Consiglio a tutti un viaggio in Africa. Per rivalutare se stessi, ritrovare la propria serenità d’animo, rivivere emozioni perse da tempo e soprattutto, smettere di lamentarci.Credetemi, il Mal d’Africa esiste.
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